Monique Wittig

Autrice de Il cantiere letterario

Fotografia di Colette Geoffrey

Scrittrice, militante e teorica lesbica materialista, Monique Wittig (1935-2003) ha rivoluzionato il modo di pensare le categorie di sesso e di eterosessualità. Nell’ultimo decennio, l’interesse nei confronti della sua opera non ha smesso di crescere. Ciò che fa di Wittig un punto di riferimento ormai imprescindibile per militanti, ricercatrici e artist* è la denaturalizzazione dei gruppi di sesso. Per Wittig uomini e donne sono gruppi sociali naturalizzati creati da rapporti di potere, il sesso anatomico è un marchio che cristallizza tali rapporti, l’eterosessualità è un regime politico che opprime le donne, le persone non eterosessuali e le persone razzializzate e per questa ragione deve essere distrutto. Wittig ha contribuito all’emergere del movimento di liberazione delle donne in Francia e dei primi collettivi lesbici. I suoi romanzi, pièces e racconti, dall’Opoponax (1964), a Parigi-la-politica (1999) passando per Il corpo lesbico (1973) o Il viaggio senza fine (1985), hanno inventato nuovi immaginari al di là della bicategorizzazione sessuale. I suoi saggi, raccolti in Il pensiero straight (1992), hanno prodotto un’analisi fine del funzionamento dell’eterosessualità come regime politico fondato sull’appropriazione delle donne da parte degli uomini e sullo smascheramento della loro oppressione attraverso l’uso delle nozioni di “differenza” e “alterità”. Enorme è l’influenza esercitata dall’opera di Wittig sul pensiero femminista e LGBTQIA+ e sui movimenti di liberazione.